Capire quanto costa una campagna di influencer marketing in Italia richiede di considerare due elementi: il compenso del creator e gli altri costi. Il listino DeRev 2026 indica per un post Instagram una forbice tra 100 e 35.000 euro in base al livello, ma esclude IVA, diritti di utilizzo, fee e produzione. Quella può incidere quanto la tariffa stessa. Qui trovi il listino per piattaforma, le sette voci che si sommano al compenso, il metodo per definire il budget a partire dall’obiettivo e i sei errori che possono farlo lievitare.
Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Definizione. Il costo di una campagna di influencer marketing comprende il compenso del creator più sette voci aggiuntive principali: fiscalità, diritti di utilizzo, esclusiva, produzione, fee, logistica e amplificazione a pagamento.
- Un post Instagram costa da 100-300 euro per un nano a 12.500-35.000 euro per una celebrity.
- I listini di mercato escludono IVA, diritti e fee dal loro perimetro.
- I compensi dei profili più grandi diminuiscono per il terzo anno consecutivo.
- Il budget va costruito partendo dall’obiettivo, non dal numero di follower.
- Il costo per contenuto resta l’indicatore di confronto più affidabile.
Quanto costa un influencer in Italia nel 2026?
Il listino per piattaforma e per livello
Il riferimento tariffario italiano è il listino dei compensi pubblicato ogni anno da DeRev, giunto nel 2026 alla sesta edizione. La metodologia è dichiarata: periodo dal 15 giugno 2025 al 15 giugno 2026, 5.000 profili di influencer italiani o attivi sul mercato italiano, 865.000 post analizzati, classificazione basata sul numero di follower e sul tasso di interazione. Un dettaglio importante: DeRev precisa che nelle cifre «non sono inclusi IVA, ritenute, fee di agenzia, costi di produzione, diritti di utilizzo, esclusive o ulteriori costi accessori». Il listino misura il compenso del creator, non la spesa complessiva della campagna.
| Formato | Nano | Micro | Mid-tier | Macro | Mega | Celebrity |
| Post Instagram | 100-300 € | 300-1.600 € | 1.600-5.500 € | 5.500-9.500 € | 9.500-12.500 € | 12.500-35.000 € |
| Story Set Instagram | 50-150 € | 150-350 € | 350-1.100 € | 1.100-2.100 € | 2.100-4.000 € | 4.000-7.000 € |
| Post TikTok | 50-175 € | 175-800 € | 800- 3.750 € | 3.750-5.400 € | 5.400-8.500 € | 8.500-18.000 € |
| Video YouTube | 500-1.250 € | 1.250-3.000 € | 3.000-7.800 € | 7.800-14.250 € | 14.250-25.000 € | 25.000-58.000 € |
Lo story set comprende fino a tre storie consecutive ed è l’unità di riferimento del mercato. Gli YouTube Shorts entrano per la prima volta nel listino 2026: DeRev ne stima il valore «intorno a un terzo del video YouTube tradizionale», con punte fino a 18.000 euro per i profili più grandi.
Perché YouTube costa più di TikTok
In una campagna, YouTube costa più di TikTok perché il formato richiede più lavoro per contenuto. Un video lungo richiede scrittura, ripresa, montaggio e spesso una sezione dedicata al prodotto, mentre un post TikTok nasce in verticale, con produzione leggera e ciclo di vita breve. Il confronto tra nano influencer lo mostra chiaramente: 500-1.250 euro per un video YouTube contro 50-175 euro per un post TikTok. Cambia anche la durata del ritorno: un video YouTube resta indicizzato per mesi, mentre su TikTok la distribuzione si concentra nei primi giorni. Non è un confronto tra piattaforme costose ed economiche, ma tra produzioni e durate diverse.
Come sono cambiati i compensi nel 2026
Il cambiamento evidente del 2026 è il calo dei compensi richiesti dalle celebrity, per il terzo anno consecutivo e su tutte e quattro le piattaforme analizzate da DeRev: meno 18,8% su Facebook, meno 9,5% su Instagram, meno 8,6% su TikTok, meno 2,4% su YouTube. Nello stesso periodo, le tariffe dei mid-tier influencer aumentano del 9,2% su Instagram e quelle dei macro del 7,1%. La spiegazione sta nel tasso di interazione, non nelle preferenze degli inserzionisti.
| Indicatore, dati DeRev 2026 | Mid-tier | Celebrity |
| Tasso di interazione per post | 4,56% | 1,61% |
| Profili in crescita su Instagram | 76,7% | 36,8% |
| Variazione compensi su Instagram | +9,2% | -9,5% |
Il 63,2% delle celebrity ha perso follower su Instagram nell’anno, mentre le community dei mid-tier e dei micro influencer sono cresciute in media del 17,7% e del 16,9%. Il calo dei compensi delle celebrity riflette quindi una minore crescita delle community e un tasso di interazione più basso rispetto ai profili più piccoli.
Quali sono i 7 costi di una campagna oltre al compenso?
Le sette voci che si aggiungono al compenso del creator possono arrivare a pesare quanto il compenso stesso. Nessuna, però, è normalmente inclusa nei listini di mercato.
| Voce | Che cosa la innesca | Come si calcola | Chi la sostiene |
| Fiscalità | Inquadramento del creator | IVA e ritenuta secondo il regime del creator | Inserzionista |
| Diritti di utilizzo | Uso dei contenuti fuori dai canali del creator | Percentuale del compenso o forfait | Inserzionista |
| Esclusiva | Divieto di lavorare con concorrenti | Maggiorazione sul compenso | Inserzionista |
| Produzione | Troupe, location, prodotti dedicati | A preventivo | Inserzionista |
| Fee | Agenzia o piattaforma | Percentuale o abbonamento | Inserzionista |
| Logistica | Invio del prodotto e resi | Costo per spedizione | Inserzionista |
| Amplificazione | Promozione a pagamento dei contenuti | Budget media sui contenuti migliori | Inserzionista |
1. IVA, ritenute e inquadramento fiscale del creator
L’inquadramento fiscale dell’influencer incide sulla spesa reale, perché stabilisce se al compenso si aggiunge l’IVA e quali ritenute si applicano. Dal 1° gennaio 2025 la classificazione ATECO 2025 dell’Istat prevede un codice specifico, il 73.11.03 «Attività di influencer marketing», adottato operativamente dal 1° aprile 2025 secondo la risoluzione 24/E dell’Agenzia delle Entrate. Il codice serve a classificare l’attività e non introduce nuovi obblighi. Il regime forfettario resta accessibile fino a 85.000 euro di compensi incassati nell’anno precedente. Questo non è un parere fiscale: per valutare un caso specifico è necessario rivolgersi a un commercialista.
2. Diritti di utilizzo dei contenuti
I diritti di utilizzo dipendono da tre fattori: canali, durata e territorio. Il compenso copre la pubblicazione sul profilo dell’influencer, non il riutilizzo del contenuto altrove. Usarlo su una scheda prodotto, in una campagna pubblicitaria o in una newsletter richiede una licenza specifica. Va distinto il diritto d’autore dal diritto all’immagine delle persone riprese. Il costo può essere una percentuale del compenso o un forfait.
3. Clausola di esclusiva
L’esclusiva impedisce all’influencer di collaborare con marchi concorrenti per un periodo definito e ha quindi un costo. Il prezzo dipende dall’ampiezza della categoria esclusa, dalla durata e dalla notorietà del profilo. Un’esclusiva ampia di dodici mesi può costare più del contenuto. Meglio limitarla ai due o tre concorrenti diretti, anziché all’intero settore.
4. Costi di produzione
Troupe, location, styling e post-produzione professionale si aggiungono al compenso quando il contenuto richiede una produzione più complessa. Possono superare la tariffa dell’influencer, soprattutto se i contenuti saranno riutilizzati nelle campagne a pagamento. Per campagne con molti contenuti, una produzione nativa e più semplice può essere più efficace.
5. Fee di agenzia o piattaforma
La fee copre la gestione della campagna. Un’agenzia applica normalmente una percentuale sul budget, mentre una piattaforma può prevedere un abbonamento. Anche la gestione interna, però, ha un costo: selezione, briefing, solleciti e reporting richiedono ore di lavoro. Il confronto corretto è quindi fee contro costo delle ore interne, non fee contro zero.
6. Logistica e invio del prodotto
Prodotti inviati, spedizioni, nuovi invii per indirizzi errati e resi vanno moltiplicati per il numero di influencer coinvolti. Con cinquanta profili, la logistica diventa una voce strutturale. Nel calcolo va considerato il costo effettivo del prodotto, non il prezzo di vendita al pubblico.
7. Amplificazione a pagamento
Promuovere contenuti organici che hanno già funzionato permette di investire in paid media partendo da un segnale di performance già presente. L’amplificazione richiede però il diritto di utilizzare il contenuto a fini pubblicitari. La licenza va quindi negoziata in anticipo, insieme a un budget media dedicato.
Come si costruisce il budget partendo dall’obiettivo?
Il budget va costruito al contrario rispetto all’approccio più comune: si parte dall’obiettivo commerciale, non dal numero di influencer. Il metodo si sviluppa in cinque passaggi:
- Definisci l’obiettivo in termini misurabili: vendite, lead o contenuti.
- Stabilisci il costo di acquisizione accettabile e moltiplicalo per le conversioni attese. Ottieni così il budget massimo.
- Stima le visualizzazioni necessarie, partendo da un tasso di clic e da un tasso di conversione realistici per la piattaforma.
- Trasforma il volume necessario in numero e livello di influencer, confrontando il risultato con il listino.
- Sottrai le sette voci aggiuntive dal budget massimo prima di stabilire quanto destinare ai compensi.
Il quinto passaggio viene spesso dimenticato ed è una delle principali cause degli sforamenti. È utile anche elaborare tre scenari, ottimistico, medio e pessimistico, perché i risultati di una campagna di influencer marketing possono variare più di quelli di una campagna pubblicitaria tradizionale.
Quali errori fanno aumentare il costo di una campagna?
Confondere il compenso con il costo totale
È l’errore da cui derivano molti degli altri. Il compenso è la voce più visibile e più facile da negoziare, mentre le altre sette restano spesso fuori dal preventivo iniziale. Il risultato è un budget che aumenta senza che sia immediatamente chiaro il motivo. I listini di mercato non risolvono il problema, perché escludono queste voci dal loro perimetro.
Negoziare i diritti d’uso dopo la pubblicazione
Chiedere la licenza quando un contenuto ha già dimostrato di funzionare mette il brand nella posizione peggiore. Il creator sa quanto vale quel contenuto e il prezzo può aumentare. Negoziare i diritti nel contratto iniziale è generalmente più conveniente, quando il valore del contenuto è ancora incerto. Il costo dipende quindi anche dal momento in cui si affronta la trattativa.
Pagare per i follower invece che per le interazioni
Il numero di follower è un criterio usato dal mercato per determinare il prezzo, ma non misura da solo il risultato ottenibile. I dati DeRev 2026 mostrano che il tasso di interazione medio per post è del 4,56% per i mid-tier e dell’1,61% per le celebrity. Tuttavia, questo dato è una percentuale sui follower: un profilo molto più grande può generare più interazioni in valore assoluto. Il confronto più utile è quindi il costo per interazione, non il solo tasso di interazione.
Ignorare l’inquadramento fiscale del creator
Scoprire il regime fiscale al momento della fatturazione può creare costi inattesi. È meglio chiedere prima di negoziare: «Come fatturi?». La risposta chiarisce se il compenso concordato è un costo lordo o netto per il brand e va indicata nel contratto, insieme alle condizioni e alle scadenze di pagamento.
Non prevedere il budget di amplificazione
Una campagna senza budget di amplificazione affida tutta la distribuzione all’algoritmo. È più efficace prevedere una quota dedicata e utilizzarla solo sui contenuti che superano una determinata soglia di performance. Per promuoverli serve però una licenza d’uso pubblicitario, che va concordata prima della firma.
Concentrare tutto il budget su un solo profilo
Affidare l’intero budget a un solo influencer significa dipendere da un unico contenuto e da un unico risultato. Se non funziona, non esiste un piano B. Distribuire lo stesso budget tra più micro influencer permette invece di testare diversi approcci creativi, ridurre la variabilità dei risultati e ottenere più contenuti potenzialmente riutilizzabili.
| Errore | Conseguenza sul costo |
| Compenso confuso con costo totale | Sforamento non spiegabile |
| Diritti negoziati dopo | Licenza pagata a prezzo pieno |
| Pagare i follower | Costo per interazione fuori controllo |
| Inquadramento fiscale ignorato | Scostamento in fatturazione |
| Nessun budget di amplificazione | Distribuzione lasciata all’algoritmo |
| Budget su un solo profilo | Nessun piano B, costo per risultato indefinito |
Due stime di mercato, due perimetri. In Italia esistono due stime del mercato dell’influencer marketing che non sono direttamente confrontabili. DeRev stima 425 milioni di euro nel 2026, contro i 385 milioni del 2025 (+10,4%), considerando quattro piattaforme. UPA, con il Media Hub di UNA, indica invece 490 milioni nel 2025 e prevede 550 milioni nel 2026 (+12%). La prima stima considera le piattaforme, la seconda gli investimenti dichiarati dagli inserzionisti. Prima di confrontare gli importi, è quindi necessario verificare che il perimetro sia lo stesso.
Al convegno UPA del 25 marzo 2026, Chloé Souchaire, coordinatrice del gruppo di lavoro Influencer Marketing di UPA, ha indicato tra le priorità delle aziende la definizione precisa delle diverse voci di costo dell’influencer marketing. È esattamente il problema affrontato in questo articolo.
Anche la conformità incide sulla gestione della campagna. Il monitoraggio dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria con ALMED dell’Università Cattolica, presentato il 25 marzo 2026 su dati 2025, ha rilevato conformità nel 70% dei contenuti pubblicitari analizzati nel beauty e nel 63% di quelli relativi agli integratori alimentari. Gli obblighi di identificazione sono approfonditi nel contenuto dedicato ai brand ambassador: qui rilevano soprattutto per il loro impatto sulla gestione e sui costi della campagna.
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Come si contiene il costo per contenuto su scala?
Una community di creator già registrati
Il costo per contenuto diminuisce quando non è necessario ricominciare da zero con la ricerca dei creator. Con una community di influencer già registrati e validati, il brand pubblica la campagna e riceve candidature invece di contattare i profili uno alla volta. Skeepers riunisce oltre 100.000 micro influencer e nano creator attivi su Instagram, TikTok e YouTube. Skeepers dichiara un tasso di pubblicazione dell’85% dopo l’invio del prodotto.
Diritti d’uso negoziati a monte
I diritti di utilizzo possono essere gestiti direttamente nel processo di pubblicazione, evitando una trattativa successiva. Ogni contenuto arriva con la relativa licenza documentata, permettendo il riutilizzo su schede prodotto e campagne a pagamento senza un secondo negoziato. Anticipare questa fase riduce il rischio di dover pagare di più quando un contenuto ha già dimostrato il proprio valore.
Costo per contenuto misurato, non stimato
Il costo per contenuto si calcola dividendo la spesa totale per i contenuti effettivamente utilizzabili. Per farlo correttamente, costi e contenuti devono essere misurati nello stesso perimetro. I report possono riunire performance social e valore dei contenuti ricevuti, rendendo più semplice confrontare campagne diverse. Il caso Garnier mostra i risultati ottenibili con micro influencer e nano creator: 175.000 impression, 27.000 utenti unici e un tasso di interazione dell’8,32%.
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FAQ: Costi di una campagna di influencer marketing
Quanto costa un post di un influencer in Italia?
Secondo il listino DeRev 2026, un post su Instagram costa da 100-300 euro per un nano influencer, da 1.600 a 5.500 euro per un mid-tier e da 12.500 a 35.000 euro per una celebrity.
Il listino DeRev 2026, alla sesta edizione, si basa su 5.000 profili e 865.000 post analizzati tra giugno 2025 e giugno 2026. Su Instagram un post costa 100-300 euro per un nano, 300-1.600 per un micro, 1.600-5.500 per un mid-tier, 5.500-9.500 per un macro e 12.500-35.000 per una celebrity. Uno story set fino a tre storie parte da 50 euro. Su TikTok si parte da 50 euro, mentre YouTube presenta i valori più alti, da 500 a 58.000 euro, perché un video richiede una produzione maggiore. Gli importi escludono IVA, diritti di utilizzo e fee.
Quali costi si aggiungono al compenso dell’influencer?
Al compenso vanno aggiunti fiscalità, diritti di utilizzo, eventuale esclusiva, produzione, fee di agenzia o piattaforma, logistica e amplificazione a pagamento.
La tariffa del creator è solo una parte della spesa. Le voci aggiuntive comprendono IVA e ritenute, diritti per utilizzare i contenuti fuori dai canali del creator, eventuali clausole di esclusiva, costi di troupe o location, fee di gestione e spedizione dei prodotti. Anche l’amplificazione a pagamento richiede un budget dedicato e può incidere quanto il compenso.
Come si calcola il budget di una campagna con influencer?
Si parte dall’obiettivo e dal costo di acquisizione accettabile, si calcolano le conversioni necessarie e il volume di visualizzazioni richiesto, quindi si definiscono numero e livello dei creator.
Il budget va costruito a ritroso. Prima si stabilisce l’obiettivo: vendite, lead o contenuti. Poi si determina il costo di acquisizione accettabile e lo si moltiplica per le conversioni attese, ottenendo il budget massimo. Si stima quindi il volume di visualizzazioni necessario, usando tassi realistici di clic e conversione per la piattaforma. Solo a questo punto si scelgono numero e livello degli influencer. Prima di definire i compensi vanno sottratti gli altri sette costi.
Perché i mid-tier rendono più delle celebrity a parità di budget?
Perché secondo DeRev 2026 il loro tasso di interazione medio è circa tre volte superiore: 4,56% contro 1,61% delle celebrity.
Nel 2026 il 76,7% dei mid-tier ha aumentato i follower, contro il 36,8% delle celebrity, mentre il 63,2% dei profili di punta li ha persi su Instagram. I compensi delle celebrity sono inoltre diminuiti per il terzo anno consecutivo sulle quattro piattaforme analizzate. Il tasso di interazione, però, è una percentuale sui follower: un profilo molto più grande può quindi generare più interazioni in valore assoluto. Per confrontare i creator è più utile calcolare il costo per interazione, profilo per profilo, anziché guardare solo follower o tasso di interazione.